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2 thoughts on “Nessuno tutela i lavoratori disoccupati dei nostri musei?

  1. Queste sono le interrogazioni del KAISER in quanto dimostrano anche una poca conoscenza delle leggi del mercato del lavoro.
    Il Co.co.co non ha un vincolo sull’orario di lavoro,il co.co.co accetta delle condizioni alle quali può benissimo dire no o accettare dicendo si.
    Ciò si chiama contratto parasubordinato cioè significa che è un ibrido fra un contratto di lavoro e un lavoratore autonomo.
    Al che mi chiedo questi buoni Sammaritani che invocano la flat tax che chiedono il saldo e stralcio per le tasse non pagate ecc parlano di diritti e assistenzialismo.
    Chi accetta tali contratti sa che non ha ferie,permessi,tfr e solo se sono iscritti alla gestione separata inps possono accedere alla malattia.
    D’altronde sappiamo tutti quante tutele ha il dipendente con contratto di lavoro che sia operaio o impiegato,ma a ciò corrispondono altissime trattenute in busta paga,mentre chi è una finta partita iva paga meno tasse ma ha zero tutele.
    Poi appoggio pienamente il parere del Testimone nel dire che il museo di Recanati non è un museo di una metropoli e fate due conti con le entrate dei biglietti…ENTREREBBE DIRETTO LO STIPENDIO O ANDREBBE A RIMESSA? riflettiamo…anche se oggi non c’è sole!!!!!

  2. A volte nel nostro paese ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente,un atteggiamento che sta sgretolando uno dei pilastri del nostro stare insieme e del nostro modo di guardare al futuro,è come se si pretendesse di aver diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperselo conquistare.
    Io non sono un professore di storia ne di sociologia e neanche tuttologo come ama definirmi chi disprezzo ma mi è capitato di pensare da dove nasca tutto ciò e la risposta che mi son dato è che in modo paradossale ogni tanto le grandi conquiste portano a risvolti imprevedibili e non voluti.
    Così è successo nel ’68 movimento di lotta pienamente condivisibile che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili che ha avuto un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere.
    Oggi viviamo nell’epoca dei diritti il diritto al posto fisso al salario garantito il lavoro sotto casa il diritto di urlare a sfilare e il diritto a pretendere.
    Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti di diritti moriremo perché questa evoluzione della specie crea una generazione molto più debole di quella precedente senza il coraggio di lottare ma con la speranza che qualcun’altro faccia qualcosa una specie di attendismo che è perverso e involutivo.
    Per questo credo che dobbiamo tornare ad un sano senso del dovere con la consapevolezza che per avere bisogna anche dare bisogna riscoprire il senso e la dignità dell’impegno il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione dell’oggi e soprattutto del domani.
    Sposo interamente la proposta di Marconi sui lavori sottopagati per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro,proposta che guarda il sistema Americano dove la voglia di imparare passa avanti alla pretesa di una paga intera,quando chi ti da il lavoro da neo diplomato o laureato per solo imparare dovrebbe essere pagato dal neo assunto e non viceversa.
    Concludo con una frase di Steve Jobs, “solo chi pensa di cambiare il mondo, lo cambia veramente.”
    Lasciamo perdere i diritti!!!!!!!
    I diritti vanno si conquistati ma anche adeguarli al passo con i tempi!

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