STAMPA STAMPA

23 thoughts on “Ma quale orto dell’Infinito! Facciamo chiarezza

  1. A me risulta invece che è proprio sulla sommità dell’orto che Leopardi andava. Dalla sua casa, passando dal giardino di ponente accedeva molto facilmente all’orto non essendoci porte o cancelli , in quanto questo era quasi abbandonato ed è pur vero che avendo la famiglia leopardi regalato questo pezzo di terreno sul quale si costruì il convento, lo sentiva suo. E’ vero che l’orto non si presentava certo com’è ora, essendo incolto immagino le erbacce e tutto il resto ma sicuro è che lo “strdello” che percorreva è quello.

    1. Signora Maria, come fa ad avere tanta certezza e su quali documenti ha letto quello che afferma?
      Quando abbiamo fatto le elementari (circa 50/60 anni fa) la maestra ci insegnava che Giacomo arrivava sulla sommità del Colle costeggiando lo stretto viottolo su cui si erge il muro di sostegno dell’orto delle monache e che partiva da dietro la casa di Celè, a fianco del Centro Studi.
      All’improvviso si è cominciato a parlare dell’orto delle monache di Santo Stefano.
      Chi ha fatto questa scoperta e da dove, soprattutto, è stata tratta questa nuova interpretazione che ha permesso al FAI di appropriarsene?

      1. Signor Giuseppe, dopo le elementari sono andata oltre. La mia sicurezza nasce dalla lettura di vari libri e dalle parole della contessa Anna.

        1. La Contessa purtroppo non potrà confermare, ci dica almeno quali sono i libri!
          Comunque da come si esprime…dopo le elementari oltre, è chiaro che frequento’ anche l avviamento!

      2. Marì lascia perde!
        A lavà la testa agli asini si perde tempo e denaro!
        Non mettiamo i puntini nelle i e le stanghette nelle t a chi ci tiene ad aver in se l’attenzione!
        Io,noi come te ci atteniamo a ciò che diceva Anna!

  2. Il FAI ha fatto diventare l’orto delle monache ciò che non è mai stato.
    Io sono stata in quel collegio quando le suore gestivano la Scuola di Economia Domestica ed era frequentato da signorine di buona famiglia provenienti da tutta Italia.
    Ho rivisto l’orto/giardino dopo molti anni, quando c’erano le ultime suore, e non mi era sembrato molto cambiato rispetto a come lo ricordavo.
    Sono ritornata occasionalmente dopo l’apertura post Covid ed ho trovato una cosa che non ha niente a che vedere con l’orto che anch’io ho vissuto nella mia adolescenza.
    Penso che il Signor Beccacece abbia ragione ad avere dubbi e perplessità sia sull’orto che sulla sua frequentazione da parte di Giacomo Leopradi

  3. O Sergio,hai amministrato questo comune per anni anche da assessore e quella zona fino all’avvento della giunta Fiordomo era un GRASCIARO!
    Ora che si è ristabilito un po di decoro ecco la polemica,ma lei quando amministrava non passeggiava per la città?
    Non ha mai notato in che stato era quell’area molto importante per la Città?
    Riteniamoci fortunati di avere in Italia il FAI che con serietà e competenza gestiscono i nostri tesori che in mano agli amministratori locali si degraderebbero in monnezza!
    Lei ha perso un’altra occasione per star zitto!

      1. Proprio perché la tua opinione non è dimostrabile ti dico che l’ultimo intervento al colle venne fatto dalla giunta Ottaviani fine anni ’90.
        Di lì sono passati dieci anni di giunta Corvatta e quell’area è rimasta immobile con una vegetazione che ha preso sopravvento ed il simbolo di quel degrado era quella ginestra rinsecchita sita nella curva del pincio.

  4. A scuola negli anni ’50 scrissi per gioco “Sempre caro mi fu quest’ermo colle, dove Carletta (all’epoca contadini dei Leopardi a San Leopardo, il cui figlio era in classe con noi) , ci piantava le cipolle; la madre una a una l’estirpava, il figlio tutte quante le magnava”.

  5. Il Dottor Sergio Beccacece temo che abbia proprio ragione a sollevare i suoi dubbi sulla veridicità, i fatti andrebbero dimostrati con i documenti storici alla mano senza i quali altrimenti solo leggende metropolitane, meglio stare zitti se non si può dimostrare nulla.

    1. Ma il dottore cos’ha in mano per dimostrare la sua tesi?
      …Il pensiero di un comune mortale Franco Foschi che forse per il fatto che è stato sindaco e ministro sa più cose degli altri?
      Ma su su lasciamo perdere questi battibecco da zitelle e rmasti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.